
Medici di Base Italia: Carenza, Stipendi e Regole 2026
In Italia trovare un medico di famiglia significa oggi dover scegliere tra ambulatori saturi o spostarsi in comuni vicini: al 1° gennaio 2025 mancano oltre 5.716 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno reale. Una crisi che affonda le radici in anni di programmazione insufficiente e in una professione diventata meno attraente per le nuove generazioni.
Medici mancanti: 5.716+ · Regioni colpite: 18 · Calo 2019-2024: 5.197 unità · Pensionamenti entro 2028: 8.180
Panoramica rapida
- 5.716 MMG mancanti (Quotidiano Sanità)
- 18 regioni con carenze (Quotidiano Sanità)
- Media 1.383 assistiti per medico (Sanità33)
- Impatto effettivo delle regole 2026 sui bandi regionali
- Numeri precisi guadagni per 1.500 pazienti (variabili regionali)
- Dettagli convenzioni regionali aggiornate
- Gap di 2.700+ MMG entro 2028 (Quotidiano Sanità)
- Proroga lavoro fino a 72 anni nel 2027 (Sky TG24)
- Riforma medicina generale in discussione (Sky TG24)
I dati regionali mostrano disparità significative: la Lombardia guida la classifica negativa, mentre tre regioni non registrano carenze. Ecco il dettaglio territorio per territorio.
| Dato | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Carenza totale MMG (2025) | 5.716 | Quotidiano Sanità |
| Calo unità 2019-2024 | 5.197 | Quotidiano Sanità |
| Regioni con carenze | 18 | Quotidiano Sanità |
| Lombardia (carenza) | -1.540 MMG | Quotidiano Sanità |
| Pensionamenti entro 2028 | 8.180 | Sanità33 |
| Borse formazione 2025 | 2.228 (-15,1%) | Sanità33 |
| Media assistiti/MMG | 1.383 | Sanità33 |
| Rapporto ottimale | 1:1.200 | Sky TG24 |
| Regioni senza carenza | Basilicata, Molise, Sicilia | Sky TG24 |
| Stipendio base annuo | €27.135 | GIMBE |
La tabella rivela un divario tra fabbisogno e offerta che riguarda tutte le principali regioni italiane, con la sola eccezione del Sud e di alcune aree minori.
Quanti sono i medici di base in Italia?
Al 1° gennaio 2025 l’Italia conta 5.716 medici di medicina generale in meno rispetto al fabbisogno calcolato da SISAC. Questo dato emerge dall’analisi della Fondazione GIMBE, che ha monitorato la situazione su tutto il territorio nazionale. Il calo rispetto al 2019 è di 5.197 unità: in cinque anni il Servizio Sanitario Nazionale ha perso l’equivalente di tutti i medici di famiglia delle Marche.
Carenza secondo GIMBE
Le carenze interessano 18 Regioni e Province autonome. La Lombardia guida la classifica negativa con 1.540 medici mancanti, seguita dal Veneto (-747), dalla Campania (-643) e dall’Emilia-Romagna (-502). La media nazionale di 1.383 assistiti per ogni medico di famiglia supera il rapporto ottimale di 1:1.200 fissato dal nuovo Accordo Collettivo Nazionale.
Il rapporto attuale di 1.383 pazienti per medico significa che ogni dottore gestisce l’equivalente di 15 classi scolastiche piene. Il tetto ideale sarebbe 1.200 pazienti.
Dati Ministero Salute e tendenze
Secondo i dati ministeriali, il picco delle borse di formazione per i futuri MMG si è registrato nel 2021. Da allora il numero è sceso fino a 2.228 borse nel 2025, con un calo del 15,1%. Questo significa che le nuove leve non riusciranno a compensare i pensionamenti: entro il 2028 sono attesi 8.180 pensionamenti, ma anche assumendo la proroga del pensionamento a 70 anni, il gap resterà superiore a 2.700 medici.
Perché non ci sono più medici di base?
La risposta sta in due fattori convergenti. Da un lato c’è una programmazione nazionale che per anni non ha garantito il ricambio generazionale necessario rispetto ai pensionamenti previsti. Dall’altro la professione del medico di famiglia ha perso attrattività: compensi percepiti come insufficienti, burocrazia crescente e carichi di lavoro sempre più pesanti hanno reso la scelta meno appealing per i giovani laureati.
Bandi deserti e pensionamenti previsti
I bandi per assegnare le zone carenti nelle ASL restano spesso senza risposta. Quando nel 2025 le borse di formazione sono 2.228 e i pensionamenti attesi in tre anni sono più del triplo, è chiaro che la matematica non torna. FIMMG stima che entro il 2028 il sistema perderà 8.180 medici di famiglia: numeri che nessuna politica formativa attuale può assorbire.
La conseguenza immediata è che i cittadini delle aree più disagiate si trovano senza alternative concrete: o scelgono un medico troppo distante, o rinunciano alla continuità assistenziale.
Le proiezioni si basano sui dati SISAC al 1° gennaio 2025 e tengono conto di 21 Accordi Integrativi Regionali diversi. Il fabbisogno reale viene definito dalle singole ASL nei rispettivi ambiti territoriali.
Quanto guadagnano i medici di base in Italia?
Lo stipendio di un medico di medicina generale dipende principalmente dal numero di assistiti seguiti. Il compenso base aggiornato da GIMBE è di 27.135 euro annui, a cui si aggiungono voci legate al numero di pazienti, agli anni di servizio e a eventuali indennità regionali.
Range stipendi e guadagno per pazienti
Un medico con 1.000 pazienti percepisce circa 52.500 euro annui, mentre chi gestisce 1.500 pazienti — il tetto massimo — può arrivare a 160.000 euro lordi annui. La forbice è ampia perché include contributi fissi, indennità di studio, e compensi per attività aggiuntive come le vaccinazioni o la guardia medica.
Il guadagno effettivo dipende dalla convenzione regionale applicata e dalle attività extra ambulatoriali. Chi fa guardia medica o vaccinazioni può incrementare il reddito del 20-30%.
Differenze regionali nei compensi
Con 21 Accordi Integrativi Regionali diversi, i compensi effettivi variano significativamente. Regioni come Lombardia e Veneto tendono a offrire condizioni più competitive per attirare medici nelle zone disagiate, mentre in altre aree i bandi restano deserti proprio per la percezione di condizioni meno vantaggiose.
Quali sono le nuove regole per i medici di base nel 2026?
Dal 1° gennaio 2026 entreranno in vigore nuovi accordi regionali frutto dell’Accordo Collettivo Nazionale. Le novità principali riguardano il tetto di pazienti per medico, il rapporto ottimale e le condizioni per la continuità assistenziale nelle aree carenti.
Accordi regionali e novità
Il nuovo Accordo Collettivo Nazionale conferma il rapporto ottimale di 1 medico ogni 1.200 assistiti. Per le zone con carenza strutturale sono previsti incentivi economici e agevolazioni per l’apertura di nuovi ambulatori. Tuttavia l’efficacia di queste misure resta da verificare, considerando che i bandi per le zone disagiate continuano a registrare adesioni insufficienti.
Proroga lavoro fino a 72 anni nel 2027
Per contrastare l’emergenza pensionamenti, è stata introdotta la possibilità di prorogare l’attività professionale fino a 72 anni. Questa misura, già discussa nel 2025, sarà operativa dal 2027 e consentirà ai medici che lo desiderano di rimanere in servizio oltre l’attuale limite pensionabile. La proroga rappresenta una soluzione temporanea: non risolve il problema strutturale, ma guadagna tempo prezioso in attesa che le borse di formazione producano nuovi professionisti.
Come si chiamano oggi i medici di base?
La denominazione ufficiale è “Medico di Assistenza Primaria” (MAP), termine che identifica il professionista scelto dal cittadino per la gestione della propria salute sul territorio. Nel linguaggio comune restano diffuse le espressioni “medico di famiglia” e “medico curante”, ma l’evoluzione normativa tende a uniformare il linguaggio verso la definizione più tecnica.
Medico di medicina generale
Il medico di medicina generale (MMG) è il professionista laureato in medicina e specializzato in medicina generale dopo un percorso formativo di tre anni. È il primo punto di contatto del cittadino con il Servizio Sanitario Nazionale e ha il compito di seguire i pazienti nel territorio, dalla prevenzione alla gestione delle patologie croniche.
Punti di forza
- Accesso gratuito per tutti gli assistiti
- Rete capillare sul territorio
- Continuità assistenziale nel tempo
- Rapporto di fiducia medico-paziente
Criticità attuali
- Carenza diffusa in 18 regioni
- Troppi pazienti per singolo medico
- Attese lunghe per appuntamenti
- Scarsa attrattività per nuovi medici
Prospettive e raccomandazioni
GIMBE raccomanda una riforma strutturale della medicina generale che ripensi ruolo, formazione e integrazione territoriale del MMG. Le proiezioni mostrano che senza interventi significativi, entro il 2028 la situazione peggiorerà sensibilmente. La Provincia autonoma di Bolzano è l’unica zona dove il numero di MMG non è diminuito, un caso studio da analizzare per capire cosa funziona.
L’unica eccezione positiva dimostra che interventi mirati possono invertire la tendenza: servono politiche specifiche per territorio, non misure generiche.
Cosa resta da chiarire
Alcuni aspetti restano incerti: l’impatto effettivo delle nuove regole 2026 sui bandi regionali, i guadagni precisi per ogni fascia di pazienti considerando le variabili regionali, e il numero esatto di pensionamenti che effettivamente si realizzeranno. La carenza stimata è una media regionale: il rischio di sovra o sotto-stima esiste per i diversi Accordi Integrativi Regionali.
“La carenza dei medici di medicina generale è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi.”
— Nino Cartabellotta, Presidente Fondazione GIMBE
“I bandi per le zone carenti restano deserti perché le condizioni economiche e operative non attirano i giovani medici: senza un intervento strutturale sul monte ore e sulla retribuzione, il problema non si risolverà.”
— FIMMG, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale
La carenza di oltre 5.700 medici di base, confermata dalla Fondazione GIMBE nell’analisi GIMBE 2025, aggrava la crisi in 18 regioni con stipendi variabili.
Domande frequenti
Chi è il medico di base?
Il medico di base, o Medico di Assistenza Primaria (MAP), è il professionista che ogni cittadino sceglie per la gestione della propria salute sul territorio. È il primo riferimento per visite, prescrizioni, certificati e invii a specialisti.
Qual è la differenza tra medico curante e medico di base?
Nella pratica sono sinonimi. “Medico curante” è un’espressione più colloquiale, mentre “medico di base” e “Medico di Assistenza Primaria” sono le denominazioni ufficiali nel linguaggio del Servizio Sanitario Nazionale.
Come prenotare un appuntamento con il medico di base?
La prenotazione avviene principalmente contattando direttamente l’ambulatorio del proprio medico per telefono o di persona. In molte regioni è possibile prenotare anche attraverso i portali regionali della sanità o le app dedicate come quelle offerte da Regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio.
Come prenotare medico di base online?
Diversi servizi regionali offrono prenotazioni online. I più diffusi sono i portali salute delle singole Regioni: Fascicolo Sanitario Elettronico, cup-online.it per alcune province, e app come “SanitàKmZero” in Lombardia o “ER Salute” in Emilia-Romagna.
Quali sono le app per medico di base?
Le applicazioni variano per regione. Tra le più utilizzate: “SanitàKmZero” (Lombardia), “Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0” (nazionale), “ER Salute” (Emilia-Romagna), “Salute Lazio” e “SiSalute” per la prenotazione di visite e l’accesso ai propri dati sanitari.
Medico di base o medico di medicina generale?
Sono la stessa figura professionale. “Medico di medicina generale” (MMG) è il termine tecnico che indica il laureato in medicina con specializzazione in medicina generale, mentre “medico di base” è l’espressione comunemente usata dai cittadini.
Quanto guadagna un medico di base con 1.500 pazienti?
Un medico di medicina generale con 1.500 pazienti — il tetto massimo — può arrivare a circa 160.000 euro lordi annui. La cifra include lo stipendio base di circa 27.135 euro, i compensi legati al numero di assistiti e le eventuali indennità per attività aggiuntive come guardia medica o vaccinazioni.
Nuove regole medici di base 2026: cosa cambia?
Dal 1° gennaio 2026 entrano in vigore i nuovi accordi regionali che confermano il rapporto ottimale di 1 medico ogni 1.200 assistiti e introducono incentivi per le zone carenti. Nel 2027 sarà possibile prorogare l’attività fino a 72 anni per gestire l’emergenza pensionamenti.