L’Italia è il paese dell’Unione Europea più colpito dagli eventi climatici estremi. Nel 2021, la Sicilia ha registrato la temperatura più alta mai misurata in Europa: 48 gradi a Catenanuova, nell’Ennese, un dato che secondo l’ISPRA documenta una tendenza inequivocabile al riscaldamento del bacino mediterraneo.

Paese UE più colpito: Italia ·
Record temperatura: 48°C a Catenanuova (Sicilia) ·
Rischio sommersione coste entro 2100: migliaia di km² senza mitigazione

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • La data esatta in cui intere zone costiere italiane saranno sommerse dipende da scenari di emissione ancora incerti (IPCC Italia CMCC)
  • L’intensità dell’inverno 2024/25 e il suo rapporto con il trend di riscaldamento non sono prevedibili con precisione (IPCC Italia CMCC)
  • Quante delle misure previste dal PNIEC verranno effettivamente attuate determines il gap emissivo reale (ISPRA Emissioni)
3Segnale temporale
  • IPCC AR6 pubblicato nel marzo 2023 con il rapporto di sintesi SYR (SNPA Ambiente)
  • Entro il 2040, i modelli CMIP6 indicano un aumento delle temperature medie planetarie in qualsiasi scenario emissivo (Programmazione Economica Italia)
  • 1,5°C verrà superato tra il 2021 e il 2040 negli scenari intermedio e alto (IPCC Italia CMCC)
4Cosa viene dopo

La tabella seguente sintetizza i principali dati ufficiali sul cambiamento climatico in Italia, con le relative fonti scientifiche di riferimento.

Dato chiave Valore Fonte
Aumento temperatura (2001-2020 vs 1850-1900) circa 1°C ISPRA
Rischio costiero entro 2100 migliaia km² senza mitigazione IPCC Italia CMCC
Record temperatura Italia 48°C Catenanuova (Enna) ISPRA
Posizione UE per eventi estremi Paese più colpito Dati ufficiali
Riscaldamento sistema climatico (2006-2018) 0,79 W m⁻² IPCC Italia CMCC
Responsabilità umana 95% secondo IPCC AR6 ISPRA
Emissioni da ridurre entro il 2030 quasi la metà per 1,5°C SNPA Ambiente
Gli assorbimenti LULUCF al 2030 -42,8 MtCO₂eq. ISPRA Emissioni

Quando l’Italia verrà sommersa dal mare?

L’innalzamento del livello del mare rappresenta una delle minacce più concrete per la penisola italiana. Le coste italiane, lunghe oltre 8.000 chilometri, ospitano una densità abitativa elevatissima: qualsiasi variazione significativa del livello marino si traduce in un rischio immediato per milioni di persone e per l’economia costiera.

Secondo le proiezioni IPCC, entro il 2150 l’aumento del livello del mare oscilla tra 0,37 e 0,86 metri nello scenario molto basso (SSP1-1.9), mentre nello scenario molto elevato (SSP5-8.5) la forbice sale a 0,98-1,88 metri. Nello scenario di emissioni di gas serra più alto, un innalzamento intorno a 2 metri entro il 2100 e 5 metri entro il 2150 non può essere escluso. Il tasso medio di riscaldamento del sistema climatico è aumentato da 0,50 W m⁻² nel periodo 1971-2006 a 0,79 W m⁻² nel periodo 2006-2018, una accelerazione che alimenta direttamente l’espansione termica degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci.

Innalzamento mari e rischi costieri

L’innalzamento relativo del livello del mare contribuisce all’aumento della frequenza e della gravità delle inondazioni costiere alle quote più basse e all’erosione costiera lungo la maggior parte delle coste sabbiose italiane. A causa di questo fenomeno, entro il 2100 eventi estremi che nel recente passato si verificavano una volta ogni 100 anni si verificheranno annualmente in più della metà delle località di misurazione delle maree.

Proiezioni entro 2100 secondo ISPRA

La Fondazione CMCC ha preparato il rapporto “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia” analizzando i temi di città, dissesto geo-idrologico, risorse idriche, agricoltura e incendi. Il combinato di temperature in aumento, siccità più frequente e piogge più intense contribuirà a una riduzione delle riserve idriche presenti sul territorio, soprattutto al Sud.

Il rischio concreto

La portata del rischio costiero italiano richiede interventi immediati: senza mitigazione significativa, migliaia di chilometri quadrati di territorio costiero italiano potrebbero essere interessati da sommersione permanente o temporanea, con danni stimabili in decine di miliardi di euro.

Questo significa che il paese si trova di fronte a una scelta chiara: agire ora con misure strutturali e di decarbonizzazione, oppure accettare perdite territoriali ed economiche irreversibili entro la fine del secolo.

Dove ha fatto 48 gradi in Italia?

Il 24 agosto 2021, la stazione meteorologica di Catenanuova, nell’Ennese, ha registrato 48 gradi centigradi: si tratta della temperatura più alta mai misurata in Europa. Quel dato non è un’anomalia isolata, ma il punto più alto di una tendenza che l’ISPRA documenta con crescente preoccupazione. L’influenza umana sul sistema climatico è inequivocabile secondo il rapporto IPCC AR6 del 2021, e l’Italia si trova esattamente nel mezzo di quello che gli scienziati chiamano “hot spot” mediterraneo.

Record termici in Sicilia

La Sicilia, e in particolare la Piana di Catania, è storicamente una delle aree più calde d’Europa. Le caratteristiche geografiche — scarsa vegetazione, fondovalle racchiuso tra montagne che ostacolano la dispersione del calore, presenza dell’Etna che amplifica il fenomeno di subsidenza termica — rendono questa zona particolarmente esposta a temperature estreme. Ma non è solo la Sicilia a subire ondate di calore sempre più intense.

Il paradosso italiano

L’Italia affronta una contraddizione evidente: il paese UE più colpito dagli eventi climatici estremi, eppure le politiche attuali non sono sufficienti a garantire il rispetto dell’obiettivo di riduzione del 43,7% al 2030. Il gap emissivo persiste anche nell’ipotesi di piena attuazione delle misure aggiuntive previste dal PNIEC.

Eventi estremi recenti

Ondate di calore più intense, precipitazioni più violente e altri fenomeni meteorologici estremi aumentano ulteriormente i rischi per la salute umana. L’estremizzazione delle precipitazioni tenderà a concentrarsi in meno episodi, aumentando il numero e l’intensità degli eventi estremi. Il bacino del Mediterraneo è ritenuto un’area particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici.

La probabilità della responsabilità umana nel cambiamento climatico è aumentata dal 66% nel 2001 al 90% nel 2007 e al 95% secondo l’ultimo rapporto IPCC.ISPRA – Report storico

L’evoluzione di questa probabilità scientifica del 95% dimostra come il consenso sulla responsabilità umana si sia consolidato nel tempo, con implicazioni dirette per le politiche di mitigazione.

Quali sono i paesi più a rischio per il cambiamento climatico?

A livello globale, i paesi più vulnerabili sono quelli che combinano esposizione fisica elevata (coste basse, zone arid, sistemi agricoli fragili) con capacità limitate di adattamento. L’Africa subsahariana, il Sud asiatico, le piccole isole del Pacifico e alcune regioni dell’America Latina figurano in cima a ogni classifica di rischio. Ma l’Italia, pur essendo un paese economicamente sviluppato, si trova in una posizione di vulnerabilità specifica: il bacino del Mediterraneo è identificato dall’IPCC come “hot spot” climatico, ovvero un’area dove il riscaldamento procede più rapidamente che nella media globale.

Posizione dell’Italia in UE

Nel contesto dell’Unione Europea, l’Italia è il paese che registra il maggior numero di eventi climatici estremi. Questo primato negativo deriva dalla combinazione di fattori geografici (penisola lunga e frastagliata con oltre 8.000 km di coste), climatici (transizione tra zone temperate e subtropicali) e geologici (appennini che favoriscono dissesto idrogeologico). Molti fenomeni climatici in Italia non hanno precedenti su un arco di tempo che va dalle decine di anni ai millenni.

Eventi climatici estremi

L’incidenza dei periodi caratterizzati da siccità estrema è destinata ad aumentare in tutta Italia, con l’incremento più significativo nelle Isole. Considerando lo scenario di emissione intermedio (SSP2-4.5), nel medio termine è previsto un aumento delle temperature in tutta Italia, con variabilità maggiore delle precipitazioni. Diminuzione delle precipitazioni totali, su base decennale, al Sud e Isole; variazioni non significative nel resto d’Italia.

Le emissioni di gas serra dovrebbero già diminuire e dovranno essere ridotte di quasi la metà entro il 2030 per limitare il riscaldamento a 1,5°C.SNPA Ambiente – Sintesi IPCC

Il messaggio dell’SNPA indica che il tempo disponibile per agire si sta esaurendo: ogni anno di ritardo nella riduzione delle emissioni rende più difficile contenere il riscaldamento entro la soglia critica.

Quanto farà caldo nel 2050?

Per rispondere a questa domanda bisogna guardare agli scenari IPCC, che non offrono una singola risposta ma una forbice di possibilità. Nel breve termine (2021-2040), i modelli CMIP6 descrivono un aumento delle temperature medie a scala planetaria, qualsiasi sia lo scenario di emissione considerato. Negli scenari di emissioni molto alte (SSP5-8.5), è molto probabile che 1,5°C venga superato già tra il 2021 e il 2040; negli scenari intermedio e alto (SSP2-4.5 e SSP3-7.0), è probabile che lo stesso superamento avvenga entro lo stesso periodo.

Proiezioni globali e italiane

Le simulazioni CMIP hanno descritto con buona accuratezza il cambiamento climatico recente, ma denotano una leggera tendenza a sottostimare l’effettivo aumento delle temperature medie. Considerando che le politiche attuali non sono sufficienti a garantire il rispetto dell’obiettivo di riduzione del 43,7% al 2030, e che considerando l’attuazione degli NDC senza ulteriori interventi le emissioni globali di gas serra nel 2030 supereranno dell’8,6% i livelli necessari per limitare il riscaldamento a 1,5°C o 2°C, gli scenari più pessimistici diventano ogni anno più probabili.

Impatto su popolazioni

Temperature più elevate in tutta Italia comporteranno un tasso di evapotraspirazione più intenso, con perdita di acqua dalla superficie all’atmosfera, specie al Sud e Isole. Diminuzione dei quantitativi di neve accumulati sulle montagne del Nord con impatto sulle riserve idriche. Il Sud Italia sarà presumibilmente il settore del Paese maggiormente esposto alla riduzione di acqua a causa di temperature più elevate, siccità più frequente e diminuzione delle precipitazioni.

I numeri del futuro

Entro il 2050, quasi 4 miliardi di persone globalmente potrebbero essere colpite da condizioni di caldo estremo. In Italia, il Meridione pagherà il prezzo più alto in termini di stress idrico e siccità prolungata.

Questo implica che le regioni meridionali italiane dovranno affrontare trasformazioni profonde nella gestione delle risorse idriche e nella pianificazione territoriale.

Quando arriverà la prossima era glaciale?

Chiudiamo questa guida sfatando un mito diffuso: no, un nuovo Film-come-«The Day After Tomorrow» non è alle porte. L’era glaciale successiva, secondo le conoscenze scientifiche attuali, non avverrà prima di circa 20.000 anni, purché le emissioni di gas serra antropogeniche continuino a influenzare il clima. L’attuale riscaldamento globale è circa 100 volte più rapido del raffreddamento naturale che porterebbe a una nuova glaciazione. Non stiamo andando verso un’era glaciale; stiamo andando nella direzione opposta, a una velocità che il sistema Terra non ha mai sperimentato in milioni di anni.

Miti vs realtà scientifica

Nel rapporto IPCC AR5 viene confermato l’aumento della temperatura dell’atmosfera e degli oceani, incremento del livello del mare e diminuzione dell’estensione del volume del ghiaccio terrestre. Questi trend sono incompatibili con l’arrivo imminente di un’era glaciale. Molti fenomeni climatici non hanno precedenti su un arco di tempo che va dalle decine di anni ai millenni.

Confronto con riscaldamento attuale

Il paragone tra il riscaldamento attuale e le ere glaciali del passato è fuorviante. Le ere glaciali si verificano su scale temporali di decine di migliaia di anni, guidate da cicli di Milankovitch (variazioni dell’orbita terrestre). Il riscaldamento antropogenico attuale opera su scale temporali di decenni e si sovrappone a questi cicli naturali, amplificandoli in direzione opposta. L’Italia rischia non l’era glaciale, ma la desertificazione progressiva di intere regioni.

La desertificazione rappresenta quindi la minaccia reale per il territorio italiano, non il raffreddamento globale.

In sintesi: Il Mediterraneo si riscalda più del pianeta e l’Italia è il paese UE più esposto. Le proiezioni IPCC indicano che senza tagli drastici alle emissioni, entro il 2100 migliaia di km² costieri saranno a rischio sommersione. Il governo italiano deve colmare il gap del 43,7% entro il 2030 per evitare danni irreversibili al territorio nazionale.

Cosa sappiamo con certezza

  • Il Mediterraneo è un hot spot climatico con riscaldamento più rapido
  • Il record di 48°C a Catenanuova è verificato e ufficiale
  • L’influenza umana sul clima è confermata al 95%
  • L’Italia è il paese UE più colpito da eventi estremi
  • Il Sud Italia sarà il più esposto alla riduzione idrica

Cosa resta incerto

  • La data precisa di sommersione delle coste dipende dagli scenari emissivi
  • L’intensità degli inverni 2024/25 e il loro legame con il trend
  • Quante misure del PNIEC verranno effettivamente attuate
  • Il gap emissivo reale tra politiche attuali e obiettivi
Fonti aggiuntive

files.cmcc.it, ipcc.ch

Copertura correlata: dati, rischi e proiezioni fördjupar bilden av Cambiamento Climatico in Italia: Dati, Rischi e Proiezioni.

Domande frequenti

Quali sono gli effetti del cambiamento climatico in Italia?

Gli effetti principali includono innalzamento del livello del mare, ondate di calore sempre più intense (record a 48°C in Sicilia), siccità estrema in aumento (soprattutto nelle Isole), precipitazioni violente concentrate in meno episodi, diminuzione delle riserve idriche al Sud e riduzione delle nevicate sulle Alpi.

Cosa dicono i dati ISPRA sui cambiamenti climatici?

Secondo l’ISPRA, la temperatura media terrestre del periodo 2001-2020 è maggiore di circa 1°C rispetto al 1850-1900. Il bacino del Mediterraneo è identificato come hot spot climatico. Molti fenomeni climatici non hanno precedenti su archi temporali che vanno dalle decine di anni ai millenni. La probabilità della responsabilità umana è al 95%.

L’Italia è il paese UE più a rischio?

Sì, l’Italia è il paese dell’Unione Europea che registra il maggior numero di eventi climatici estremi. Questo primato negativo deriva dalla combinazione di fattori geografici (oltre 8.000 km di coste), climatici (transizione tra zone temperate e subtropicali) e geologici (dissesto idrogeologico appenninico).

Quali proiezioni IPCC per l’Italia?

Le proiezioni IPCC indicano che entro il 2040 le temperature medie aumenteranno in tutta Italia in qualsiasi scenario emissivo. Nel medio termine (SSP2-4.5), è previsto un aumento delle temperature con variabilità maggiore delle precipitazioni. L’incidenza della siccità estrema aumenterà ovunque, con l’incremento più significativo nelle Isole.

Come mitigare i rischi climatici in Italia?

Le politiche attuali non sono sufficienti: serve una riduzione delle emissioni di gas serra di quasi la metà entro il 2030 per limitare il riscaldamento a 1,5°C. L’Italia registra performance positive nel settore LULUCF (assorbimenti che superano gli obiettivi), ma il gap per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 43,7% al 2030 persiste.

Quali eventi estremi recenti in Italia?

Tra gli eventi più significativi: il record di 48°C a Catenanuova (EN) nell’agosto 2021, le ondate di calore anomale del 2022 e 2023, le alluvioni in Emilia-Romagna, la siccità prolungata al Sud. L’estremizzazione delle precipitazioni si concentra in meno episodi ma più intensi.

Differenza tra era glaciale e riscaldamento attuale?

L’era glaciale successiva non arriverà prima di circa 20.000 anni. L’attuale riscaldamento globale è circa 100 volte più rapido del raffreddamento naturale che porterebbe a una nuova glaciazione. Il riscaldamento antropogenico opera su scale temporali di decenni, incompatibile con l’arrivo di un’era glaciale.